Ucraina, la nuova frontiera. Notti di bombe, sogno europeo. È qui che l’Unione ritrova se stessa
Ascoltare quello che Putin dice è sempre istruttivo. È un manipolatore della realtà quando deve legittimare le scelte aggressive della Russia, ma manda messaggi molto chiari quando minaccia. In un discorso del 9 maggio, trattando dell’Armenia, che ormai ha mostrato il suo intento di muoversi verso l’Unione europea, ha sostenuto come fu proprio il desiderio dell’Ucraina di avvicinarsi all’UE nel 2013 che portò alla “vicenda della Crimea”, agli eventi nel Donbas e alla guerra su vasta scala. Qualche giorno fa ha ribadito che la crisi in Ucraina cominciò proprio “con il suo tentativo di unirsi all’Unione europea”.
Ed è proprio così: è la volontà delle repubbliche ex-sovietiche di sottrarsi all’influenza russa che il Cremlino non tollera, perché impedisce la realizzazione delle sue mire imperiali e produce ‘contagio democratico’. La guerra di invasione che prosegue dal 2022 è condotta soprattutto per impedire agli ucraini di realizzare una volontà ormai ampiamente maggioritaria: sottrarsi alla sfera d’influenza russa e diventare parte dell’Unione europea, intesa come consesso di liberaldemocrazie.
La sconfitta di Orbán in Ungheria ha chiuso una lunga stagione illiberale e ha privato il Cremlino di un alleato dentro le istituzioni UE. Ma ha anche rimosso un ostacolo sia al sostegno all’Ucraina sia al processo che dovrà portare quest’ultima a diventare parte dell’Unione. Candidata dal 2022, dopo la richiesta del presidente Zelensky subito dopo l’invasione – una decisione europea per la quale buona parte del merito va all’allora presidente del Consiglio Draghi – l’Ucraina ha intrapreso i negoziati di adesione nel giugno del 2024. Nel nuovo contesto, dalla Commissione è giunto un rinnovato impulso ad aprire la nuova fase dei cluster negoziali, ovvero i pacchetti di materie su cui l’UE valuta un Paese candidato. Le reazioni dei sovranisti, a partire dalla Lega di Salvini, sono state perlopiù negative, vista la benevolenza verso il regime di Putin che molti di loro hanno mostrato; anche se non dimentichiamo in Italia la comoda scusa dei tempi non maturi del leader del M5S Conte.
Perché in Italia tutti passano al climatizzatore senza unità esterna
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Quanto ai governi, le distinzioni sono soprattutto sui tempi. Le maggiori timidezze si riscontrano nell’Europa occidentale e centrale. Nei Paesi nordici e baltici e in Polonia è invece più forte la consapevolezza della necessità di aprire all’adesione dell’Ucraina al più presto, sia per fornirle una cornice di protezione sia per agganciarla più stabilmente alla sicurezza europea (e alla luce dell’enorme avanzamento delle capacità militari di Kyiv sarebbe soprattutto l’Ucraina a rafforzare l’Europa). Quei Paesi conoscono bene il pericolo russo e sanno che libertà e democrazia non sono conquiste irreversibili. D’altro canto, sconfinamenti di droni che si ripetono e raggiungono il territorio dell’Unione (ultimo è il caso dell’edificio residenziale colpito a Galați, in Romania), dovrebbero destare qualche allarme.
Il presidente Zelensky sta cercando di convincere i partner europei che bisogna fare presto. Ha rifiutato l’opzione del cancelliere Merz di una nuova forma di associazione, con la presenza dell’Ucraina nelle istituzioni europee, ma senza diritto di voto. L’Ucraina – che sta contenendo un’aggressività russa dagli obiettivi non prevedibili – non sta, ha osservato Zelensky, combattendo a metà. Lo dimostra chiaramente l’immenso sforzo che la popolazione sta compiendo per resistere all’invasione e realizzare il proprio sogno europeo. Quel sogno è inscritto nella Costituzione ucraina dal 2019. A Kyiv, le bandiere europee accanto a quelle ucraine sugli edifici pubblici e governativi, così come nel cuore di Piazza Europea, che nel 1991 ha riacquistato il suo nome storico, testimoniano una volontà che non muta, e che anzi si è rafforzata dopo l’invasione, come evidenziano i sondaggi. Troppo spesso dimenticata nel discorso pubblico, specialmente in un’Italia intossicata dalla propaganda, quella volontà traspare d’altro canto quando, recandosi in Ucraina, si incontrano persone diverse, per strada, all’Università o a eventi di Ong. Per strada puoi essere fermato perché sentono che parli italiano, e allora scopri di viaggi in Italia o in Europa, di un grande entusiasmo per quel mondo imperfetto di libertà dal quale provieni. All’Università incontri studiosi totalmente ‘europeizzati’, che frequentano il resto d’Europa (e non solo) e che desiderano stringere nuovi legami con colleghi e istituzioni europee; che cercano di costruire reti ‘europee’ per i loro studenti. Gli studenti sono interessati agli studi europei, ma faticano a capire perché i loro coetanei in Europa non comprendono quello che stanno subendo e la resistenza che stanno conducendo. Con i colleghi ricercatori si immaginano progetti comuni. La verità è che l’Europa la senti molto più a Kyiv, tra chi sta ancora costruendo il proprio mondo di libertà, che nelle nostre stanche società occidentali, dove in troppi sono impegnati a distruggere proprio quell’Europa.
Sofia Ventura
(fonte: www.quotidiano.net)