In ricordo di Giorgio Almirante

Trentotto anni fa ci lasciava Giorgio Almirante, figura centrale della destra italiana.
Alla sua generazione spettò il proibitivo compito di traghettare nel secondo dopoguerra il pensiero plurisecolare e la filosofia della destra italiana, zavorrati dal ventennio fascista, dall’orrore delle leggi razziali e dalla guerra a fianco di Hitler.
Compito tutt’altro che facile.
Almirante affrontò la sfida, portò il MSI, partito che guidò a lungo, ad abbracciare in blocco la democrazia parlamentare, contenne e sconfisse derive antidemocratiche e perfino filo golpiste, stroncò negli anni ‘70 la tentazione della lotta armata che prese corpo a destra come spontaneismo ribelle per vendicare le decine di militanti uccisi da commando ultra comunisti. Restò spontaneismo feroce e inconcludente senza avere mai una strategia per rovesciare lo Stato grazie alla sua chiarezza e severità: «doppia pena di morte per i terroristi neri».
Ma non si limitò a mantenere un rigore morale,
fu un uomo politico capace di leggere i cambiamenti della società e della politica italiana, contribuendo a riportare la destra nel cuore della vita politica nazionale. Sempre fermo nelle proprie idee, ma sempre rispettoso dei suoi avversari politici, difese con determinazione la sua visione di un’Italia più forte in un’Europa più autorevole e giusta. Grande anticipatore dell’elezione diretta dei sindaci e delle idee presidenzialiste, necessarie all’Italia per uscire dalla palude della partitocrazia
.
Provò anche a saltare il suo tempo, la stagione provvisoria della testimonianza che la storia gli assegnò, per costruire una destra moderna e maggioritaria, fratturando quell’arco costituzionale che teneva la destra perennemente in castigo. Realizzò per questo la Costituente di Destra per la Libertà, un’anticipazione di quella che sarà Alleanza Nazionale, una destra moderna e di governo. Lo fece aggregando al MSI personalità provenienti da altri mondi: il deputato democristiano Agostino Greggi, il segretario nazionale del Partito Monarchico ed ex membro dell’Assemblea costituente Alfredo Covelli, il filosofo marxista Armando Plebe, la medaglia d’oro al valor militare Ammiraglio Gino Birindelli e molti altri. Ma non era ancora il tempo giusto e non poteva essere lui la persona idonea a interpretare la fase attuale della destra. Ma non si perse d’animo e proprio per dare un futuro diverso e centrale a questo nostro mondo designò Gianfranco Fini, un giovane post fascista, come suo successore. Il resto della storia è cronaca politica che passa per Fiuggi e, giunge a Giorgia Meloni.
Oggi ricordiamo il padre della destra italiana e ci piacerebbe che i giudizi banali su Giorgio Almirante lasciassero spazio alla grandezza di ciò che ha reso possibile orientando la sua vita e quella della sua comunità a servire l’Italia.

Fabio Rampelli

(fonte: pagina facebook di Fabio Rampelli)

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