Contro le discriminazioni dei cristiani in Europa

L’Osservatorio sull’Intolleranza e la Discriminazione contro i Cristiani in Europa (Oidac) assieme al Partito Politico Cristiano Europeo (Ecpp) ha organizzato, lo scorso 18 novembre, un importante evento all’interno del Parlamento europeo di Bruxelles, intitolato «Discriminazione dei cristiani in Europa».

Secondo il reportage del Comece (la Commissione delle Conferenze episcopali dell’Unione Europea) alla giornata hanno partecipato «diversi eurodeputati» dei «vari gruppi politici» sia conservatori che progressisti, per discutere le modalità con cui affrontare una deriva culturale, morale e sociale senza precedenti.

I Vescovi d’Europa erano rappresentati dal Segretario Generale Aggiunto e Consigliere per i Diritti Fondamentali del Comece Alessandro Calcagno, il quale da anni si batte con coraggio e lungimiranza per contrastare l’intolleranza anticristiana la quale non si limita, come fingono di credere moltissimi, alla Cina e ai paesi islamici o islamizzati (Pakistan, Nigeria, Afghanistan, Turchia, eccetera).

Infatti, nel suo articolato intervento, Calcagno è partito proprio dal Rapporto appena pubblicato da parte dell’Osservatorio, in cui si offre una panoramica precisa e documentata su quanto accaduto in Europa, patria dei diritti umani, nel solo 2024. 

Ebbene, in un 12 mesi, l’Oidac ha identificato non meno di «2.211 crimini d’odio anti-cristiani». Una cifra aberrante che include un «aumento significativo degli attacchi personali», arrivati «a 274 incidenti» da mettere in relazione al forte incremento degli «attacchi dolosi» e sacrileghi contro «chiese ed altri luoghi cristiani».

Sarà un caso – ma evidentemente ci sono ottime ragioni per pensare che non lo sia al 100% – ma la netta maggioranza delle violenze ai danni delle chiese e dei cristiani si è registrata non già nei paesi dell’Est d’Europa. I quali infatti, dopo il provvidenziale crollo del comunismo ateo, hanno iniziato un cammino di recupero delle loro radici storiche, ricollegandosi alla fede avita. Ma l’intolleranza anticristiana è avvenuta in nazioni di antichissima cristianità, passate di recente al laicismo di massa come «Francia, Regno Unito, Germania, Spagna e Austria». 

Il che dimostra che la «secolarizzazione» e il «laicismo anticristiano», distinti e persino contrapposti con tanta acribia da questo o quel teologo o storico del cristianesimo, sono il terreno fertile per la diffusione di odio e violenza.

A fronte di questa ondata di neo-anticlericalismo, senza nemmeno la grandezza culturale degli intellettuali di epoca giacobina alla Voltaire, Calcagno chiede con forza la nomina «di un Coordinatore Ue per combattere l’odio anti-cristiano».

«Vorremmo vedere l’Unione Europea abbracciare la lotta contro questo fenomeno con maggior convinzione» ha dichiarato il portaparola episcopale e la nomina strategica di tale Coordinatore «sarebbe un passo molto concreto» che l’Unione dovrebbe compiere presto «per affrontare la questione».

Il Comece chiede quindi agli eurodeputati, che non raramente vedono solo quegli «odi» che vogliono vedere, di includere un «esplicito riferimento» alle comunità cristiane nel «Programma AgoraEU», per «consentire il finanziamento di iniziative» volte a combattere la mala pianta dell’intolleranza e della discriminazione.

Nello stesso senso ha parlato mons.  Czeslaw Kozon, vescovo di Copenaghen e vicepresidente dei Vescovi europei, il quale ha proposto di combattere «l’analfabetismo religioso» come una delle cause secondo lui dell’anti-cristianesimo risorgente: il pregiudizio in effetti si sopprime con la luce della conoscenza.

Estremamente interessante e degno di nota poi il fatto che mons. Kozon abbia citato, come esempi vivi dell’anticristianesimo europeo contemporaneo, il «divieto di simboli religiosi nei luoghi pubblici», il «divieto di indossare simboli e abiti religiosi» e il «divieto di spazi destinati alla preghiera nelle istituzioni educative pubbliche»: divieti che tanta sinistra d’Occidente plaude proprio in nome della «inclusività». Il presule ha criticato anche l’intolleranza, tipica di certi ambienti politici noti, verso il semplice fatto di manifestare «opinioni cristiane classiche» su temi dibattuti quali «aborto, eutanasia, matrimonio e vita familiare».

(fonte: Fabrizio Cannone su www.barbadillo.it)  

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