Bentornato Alemanno ma la destra sociale è cosa diversa dal populismo sovranista

È da accogliere benevolmente il ritorno sulle scene di Gianni Alemanno, indiscusso leader della destra sociale italiana ormai da decenni, che caparbiamente ancora oggi milita per le sue idee nonostante tutte le difficoltà affrontate.

È reduce da una esperienza dura e ingiusta, quella del carcere di Rebibbia degli ultimi mesi, in cui ha scontato una pena per un reato che ad oggi non esiste. Nonostante tutto, il suo primo giorno di libertà lo ha dedicato, a favor di telecamere, alla nuova alleanza del suo movimento politico “Indipendenza” con la creazione vannacciana “Futuro Nazionale”.

La prospettiva
Al contrario di quanto starnazzano certi ideologi radical, la presenza di Alemanno, la sua caratura culturale e la grande esperienza politica maturata da parlamentare e ministro, oltre che il suo radicamento sul territorio, non fa altro che “ripulire” la sporca dozzina del Generale, che ad oggi consta di fuoriusciti del centrodestra in cerca di un posto al sole.

Interessante, negli scorsi giorni, la lettura di Vincenzo Sofo, che osserva lucidamente quanto poca contiguità ideale c’è tra il neosovranismo populista di Vannacci e l’identità culturale della destra di Alemanno, ben più in linea, per certi versi, con il conservatorismo nazionale di Giorgia Meloni.

La missione di Alemanno potrebbe rivelarsi proprio quella del mediatore? Riuscirà nell’ardua impresa di costruire una impalcatura dottrinale e ideologica a un soggetto politico nato e alimentato dalla figura dell’uomo solo al comando?

Samuele Lella
(fonte: www.barbadillo.it)

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